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Teatro Serpente aureo

Risale al Settecento il primo teatro costruito ad Offida. Viene accolta la proposta di due cittadini offidani Paolo Cipoletti e Gaetano Castellotti di adibire con fondi privati (Società condominiale) un teatro in legno con palcoscenico e tre ordini di palchi (29 palchetti in totale) nello storico Palazzo Comunale.
Il Comune che non partecipava alla spesa aveva però il diritto al possesso del palco centrale.

Offida - Teatro Serpente AureoIl Teatro prende il nome di Serpente Aureo, da una tradizione che vuole che in età preromana ci fosse ad Offida un tempio dedicato ad un serpente "Ophite" (latinizzazione della parola "όφις" che in greco vuol dire serpente).
Alcune popolazioni pelasgiche qui trasferitesi, secondo lo studioso dell'Ottocento Giuseppe Allevi (oggi si sarebbe parlato più propriamente del popolo dei Piceni), fondarono una nuova città a cui diedero il nome di Offida, proprio a causa del nome di questo serpente (si deve ricordare che questo rettile anche in Grecia era associato all'attività oracolare).

Completato nel 1771 il teatro si rivela subito troppo piccolo per le esigenze culturali e mondane della società offidana. I palchi sono troppo pochi per ospitare tutte le famiglie nobili e inoltre si riscontra un'eccessiva promiscuità con "la plebe", come si legge in un documento dell'epoca; essendo il primo ordine dei palchi troppo basso gli spettatori della platea erano troppo a contatto con "le persone civili".

Al principio dell'Ottocento si concretizza l'idea di un ampliamento e si affida il progetto all'architetto ticinese Pietro Maggi, coadiuvato per le decorazioni dal pittore offidano Giovan Battista Bernardi. Lo stesso è il progettista del Teatro di Ripatransone e di quello di Santa Vittoria in Matenano, ma soprattutto realizza ad Offida due altri edifici di fondamentale importanza per l'urbanistica e la vita della città: la Collegiata e l'Ospedale cittadino.

Offida - Il palcoscenicoLa struttura della sala con pianta a ferro di cavallo esprime un concetto più moderno di costruzione degli edifici teatrali, questo tipo di pianta era considerata infatti più funzionale per la visibilità e per l'acustica. Il numero dei palchi è innalzato a 50.

Ulteriori lavori vengono realizzati negli anni Sessanta dell'Ottocento con l'aggiunta di locali di servizio, come i camerini degli artisti, rinnovando inoltre le decorazioni su disegno di Alcide Allevi.

La parte esterna dell'edificio coincide con l'elegante Palazzo Comunale, con la facciata porticata del Quattrocento e il sovrastante loggiato, coronata da merli ghibellini e la più antica torre cittadina de Trecento rimasta inglobata all'interno.

Solo sul lato che si affaccia su Largo della Musica è percepibile la presenza del teatro con l'apertura di quattro ordini di finestre corrispondenti ai corridoi dei palchi.

Si entra nella sala attraverso un atrio neoclassico a colonne con statue di Muse collocate in delle nicchie. Formata da tre ordini di palchi e da un loggione a galleria, la decorazione di questa sala mantiene tutte le caratteristiche di un teatro settecentesco pur essendo realizzata nel primo Ottocento. Soprattutto il colore verde del fondo dei parapetti dei palchi insieme agli stucchi dorati e alle mensole contribuiscono a dare questa impressione, per altro piacevole oltre che inattesa di un manufatto in cui si respira ancora un'atmosfera con qualche reminiscenza rococò pur aderendo al modello neoclassico.

Offida - Interno del teatroSul soffitto, da cui pende un prezioso lampadario, la pittura comprende una serie di Nikai (vittorie alate) monocrome che si poggiano su candelabri con motivi fitomorfi tra cui si alternano tondi con ritratti di letterati (Afieri, Goldoni, Metastasio) e musicisti famosi (Bellini e Donizetti), tre dei quali di origine marchigiana (Pergolesi, Spontini, Rossini). La mancanza di Verdi induce a pensare che le pitture pur essendo state probabilmente restaurate nella seconda metà dell'Ottocento mantennero il disegno originale degli anni Venti nel rispetto dei soggetti già presenti.

Al centro in un grande tondo è rappresentato Apollo sul Parnaso con la sua cetra (o lira,) accompagnato da tre delle nove Muse, quelle legate all'arte del teatro: quindi la musica nelle sembianze di Erato, e poi Talìa, la commedia e Melpòmene, la tragedia. Ai loro piedi quello che potrebbe sembrare un paffuto Cupido, dovrebbe invece raffigurare il dio Ermes, che è il fratello minore di Apollo, il quale per farsi perdonare del furto dei buoi ai danni di Apollo, gli regalò lo strumento che poi diventerà l'attributo caratteristico del dio del Sole, la lira, inventata appunto dal prodigioso piccolo dio con il carapace di una tartaruga, quando appena nato.

Una caratteristica interessante di questo teatro è la conservazione di due sipari storici, il primo opera di Giovanni Antonio Magini, il secondo di Giovanni Picca, ma si segnala anche la presenza di molte attrezzature teatrali antiche, dagli argani per le manovre, a delle singolari macchine per riprodurre il rumore della grandine e del tuono che ci riportano alla mente la grande magia della finzione teatrale.

Dopo anni di chiusura il Comune, oggi proprietario della struttura, dopo lunghi lavori di restauro ha riaperto nell'anno 2001 il teatro che ha una capienza di 300 posti.


Bibliografia:

Le Marche dei Teatri. 1. Ascoli Piceno e Macerata, (fotografie di M. Buscarino) Milano 1999

T. Maffei, Teatri storici nelle Marche, Ancona 2000

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