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TipicitÓ: L'artigianato e le professionalitÓ delle botteghe

Con il termine tipicitÓ si vuole far conoscere una serie di prodotti scaturiti unicamente dalla sapiente abilitÓ della mano dell'uomo del Piceno. Ogni professione o mestiere ha un suo ruolo sociale ed un alto valore spirituale che si tramanda di generazione in generazione. L'artigianato, essendo strettamente connesso alle radici storiche del territorio, permette di rivivere atmosfere d'altri tempi.

I manufatti, creati con tecniche di lavorazione altamente specializzate, fuoriescono da un nucleo operativo urbano rappresentato dalla bottega, ma nel corso del XVI secolo la produzione, chiusa nel sistema del podere a causa del processo di ruralizzazione, Ŕ legata alla figura del mezzadro, custode assoluto di un "saper fare" che si propaga in molteplici direzioni.

Le merlettaie di OffidaAd Offida, il pizzo a tombolo Ŕ una vera e propria arte le cui origini risalgono al XV secolo. Una leggenda attribuisce la diffusione della tecnica ad una giovane vedova di un violoncellista cecoslovacco nel 1476.

Il nome del prodotto deriva dal supporto: un cuscino cilindrico pieno di segatura dove viene applicato il disegno di riferimento.
Ancora oggi le merlettaie sull'uscio di casa o presso i locali della cooperativa realizzano il punto Rinascimento, il punto Venezia, il Cant¨ o il Pizzo Antico.

Spostandoci a Ripatransone troviamo ancora una vera Bottega del Vasaio, con laboratorio funzionante annesso, dove sono conservati circa 1500 oggetti e la Bottega e Museo delle Sculture in legno di Ines Cataldo dove, dal 1986, sono esposte opere curiose e pregevoli.

Da porta San Domenico o da porta Cuprense Ŕ possibile raggiungere una suggestiva fonte che, con molta probabilitÓ, in origine era utilizzata per la lavatura del pellame destinato alle concerie locali. Lungo la strada Cuprense quasi di fronte alla chiesa di Santa Maria della Petrella si trova l'omonima azienda che produce mattoni e manufatti in cotto.

A Monterubbiano persistono ancora laboratori di falegnameria (Luca Carosi, Enrico Sabbatini) inoltre, perso il significativo connubio tra fabbri e ramai, continua inalterata una singolare attivitÓ: la pulitura-lucidatura dei metalli e la preparazione degli stessi per cromature, nichelature, satinature (ditta F.lli Mercuri).

All'interno del circuito urbano Attilio Corradi, nel proprio ambiente domestico, conservando originari telai ottocenteschi, produce tessuti tradizionali (alcuni dei quali presentano nell'ordito le classiche righe orizzontali).

A Montefiore dell'Aso il Museo della Cultura Contadina, collocato nel Chiostro di San Francesco, permette al visitatore di percorrere in pochi attimi un periodo di lunga durata. Tale contenitore racchiude gli aspetti di quella realtÓ rurale che hanno caratterizzato il lavoro dell'uomo.

Il materiale esposto comprende oggetti di uso domestico come il telaio o un torchio dell'800 e quelli legati al mondo agricolo come aratri in legno, gioghi, setacci. Grande rilievo Ŕ stato dato alle testimonianze orali accuratamente registrate su nastri: testi musicali, stornelli, "dispetti" a carattere vernacolare.

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