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Carlo Crivelli e i crivelleschi

Carlo Crivelli (Venezia 1430 (?) – Ascoli Piceno 1494 o 1495) allontanato dalla sua città per una vicenda personale che gli aveva procurato una condanna nel 1457 (aveva convissuto con una donna sposata) e trascorsi alcuni anni in Dalmazia, pur non tornando mai più a Venezia, si definisce sempre venetus nei suoi quadri, come il fratello Vittore, e porta nella Marca meridionale quelle novità in chiave rinascimentale della cultura padano-veneta che aveva appreso nella bottega dello Squarcione a Padova, dove aveva avuto la sua educazione anche Andrea Mantenga.

Nel 1468 ca. si trasferisce nel Piceno e risiede stabilmente ad Ascoli, dove acquisterà casa, si sposerà ed avrà una figlia. Intorno a questa città ruota prevalentemente la sua attività, anche se la sua prima opera accertata, firmata e datata, è realizzata per una chiesa di Massa Fermana (1468) e altri suoi lavori vengono commissionati nelle più lontane Camerino e Monte San Martino. Diversamente il fratello Vittore Crivelli (Venezia 1440 - Fermo 1501), molto influenzato dalla personalità di Carlo, sarà cittadino della marca Fermana, e in quel territorio ha lasciato i suoi lavori più apprezzati come i polittici di Capodarco, Torre di Palme, Sant'Elpidio a Mare e quelli dispersi di Fermo, spingendosi fino a Ripatransone, e a lui si deve l'invenzione di una raffigurazione di Madonna adorante il Bambino, più volte replicata nelle chiese di Falerone, Massignano ed altre del territorio.

Carlo Crivelli, sebbene le sue pitture siano inserite nei polittici dalle complicate cornici dorate che caratterizzano il gotico internazionale, anche per una richiesta della committenza religiosa del luogo, per sua natura più tradizionalista, introduce elementi di una inquietudine sconosciuta in questa zona, che sono propri di un mondo in evoluzione. Ad un'analisi più attenta le sue opere sono portatrici di un messaggio più complesso di quello che potrebbe apparire più superficialmente. La Madonna e i santi, principali soggetti dei polittici, sono vestiti con preziosi abiti rinascimentali, tipici delle corti quattrocentesche, manifestano però nello sguardo e nelle mani snelle e nodose inquietanti segnali di disagio che contrastano con lo sfarzo delle stoffe e dei gioielli che indossano. Frutti e fiori alludono simbolicamente al frutto del peccato originale (la mela), al sangue di Cristo (il garofano rosso). Il suo capolavoro, conservatosi con la cornice originale è considerato il polittico del Duomo di Ascoli (1473).

Appartenente alla bottega del Crivelli è Pietro Alamanno, così chiamato perché nato a Gottweich in Austria (Gottweich (?) – Ascoli Piceno 1497). Anch'egli ripete, usando formulazioni meno complesse, gli stilemi crivelleschi, mostrando una certa capacità tecnica, ma un minore genio creativo. Oltre che ad Ascoli, dove rimane in Pinacoteca una sua famosa Annunciazione, i suoi polittici sono richiesti dai ricchi comuni montani come Montefortino e Montefalcone.

Quello che è più importante di questa scuola, i cui frutti sono presenti in tutte le Marche, è proprio la sua influenza sui pittori della stessa epoca, spesso definiti genericamente crivelleschi, quando non se ne conosce il nome, per una certa affinità con i lavori prodotti nella bottega del Crivelli, ma soprattutto l'impronta lasciata sulle generazioni successive, tra cui si distingue il pittore Vincenzo Pagani di Monterubbiano, che si può ritenere con la sua bottega il prosecutore di quella tradizione, soprattutto nel Piceno.

Le opere di Carlo Crivelli, del fratello Vittore e dell'Alamanno che fino all'Ottocento erano tutte presenti nei luoghi di destinazione originale, conobbero però una diaspora, prima in qualche raro caso con le requisizione napoleoniche, ma molto più grave fu l'interesse di un certo collezionismo inglese di fine Ottocento che amava "i Primitivi" dell'arte italiana del '300 e del '400 e che trovò in Crivelli e nella sua scuola soggetti di grande interesse.

Per questo motivo i grandi polittici delle chiese furono smembrati e venduti a pezzi con le singole tavole dei santi, compromettendo spesso definitivamente la possibilità di una loro ricostruzione anche in via ipotetica, come nel caso del polittico di Montefiore, e si trovano oggi nei più grandi musei del mondo. Una consistente collezione si può vedere attualmente alla National Gallery di Londra.

Nel V centenario della morte di Crivelli, nel 1996, una grande mostra e una serie di studi prodotti dalla Regione Marche e dalle comunità locali hanno permesso di mettere ordine sulla storia di tante di queste opere, sia quelle marchigiane rimaste al loro posto, sia quelle disperse, con l'arrivo ad Ascoli della famosa Annunciazione ora a Londra, l'opera in cui è più evidente il continuo aggiornamento del pittore Carlo Crivelli, a conoscenza della lezione dei fiamminghi e in sintonia con le nuove realizzazioni del Mantenga.

 

Le Opere

Proveniente dalla chiesa superiore di Santa Maria della Rocca ad Offida, Santa Lucia incoronata dagli angeli, oggi nel museo comunale, anche se di dubbia attribuzione, rivela un'adesione ai moduli compositivi crivelleschi, tanto che la critica per un certo tempo l'aveva attribuita allo stesso Alamanno. Il prototipo della figura è preso a prestito dalle rappresentazioni della Madonna con il Bambino, come dimostra il vuoto tra le due mani che stringono gli attributi della Santa: gli occhi e la palma del martirio. La decorazione del manto blu con ricami in oro ricorda quella di alcuni quadri con la Madonna dell'Alamanno, come il polittico di Montefalcone o l'Annunciazione di Ascoli, dove appare l'angelo con le ali multicolore, come nel dipinto offidano, ma questi due elementi sono comuni a molta pittura italiana a partire dal Trecento. Sul quadro rimane l'iscrizione che identifica la santa, il nome del donatore, Bartolomeo Campanari, e la data "1490 nel mese di dicembre", probabilmente dedicato nel giorno in cui si festeggia S. Lucia, il 13 dicembre.

Tappa d'obbligo è la Pinacoteca Civica di Ripatransone, luogo suggestivo per ammirare manufatti di vario genere tra i quali un trittico e quattro tavole con San Leonardo, San Giovanni Battista, San Giacomo della Marca e San Placido attribuiti a Vittore Crivelli.

Ripatransone - Vittore Crivelli - TritticoIl Trittico con La Madonna in trono con Bambino è parte di un polittico smembrato, mancante anche della cornice. La Madonna è una delle rappresentazioni meglio riuscite di Vittore, per la finezza dell'esecuzione, l'eleganza delle vesti, la presenza dei simboli inquietanti del peccato originale, le mele, ma anche della passione, il garofano rosso. Affiancata da San Marco che con la mano sinistra alza un lembo del mantello verde foderato di rosso all'interno, mentre con l'altra sfoglia le pagine di un libro dalla rilegatura preziosa e da un San Lorenzo anch'egli con un libro e con la graticola, simbolo del suo martirio. L'opera, datata tra il 1487 e il 1490, era collocata nella chiesa di San Benigno, fu poi trasferita in quella di Santa Chiara.

A Montefiore dell'Aso, nella chiesa di Santa Lucia si trova un'opera originale di Carlo Crivelli, il cosiddetto "Trittico di Montefiore" databile al 1472, che tra breve verrà trasferito nella Sala Crivelli, al secondo piano del complesso di S. Francesco. Si tratta di un ritorno al luogo di provenienza, l'attuale collocazione non è quella originaria; le rappresentazioni di santi francescani sono una prova evidente della commissione da parte di questo ordine, nel Quattrocento molto ricco e potente a Montefiore. Nel 1862 i frati vendettero alcuni scomparti del polittico all'antiquario romano Vallati e dopo poco tempo alcune tavole fanno la loro apparizione nei musei inglesi (come la National Gallery che possiede la Pietà) e americani.

Montefiore - Carlo Crivelli - PolitticoA Montefiore rimangono nella parte superiore un santo francescano, recentemente identificato con il Beato Giovanni Duns Scoto, Santa Chiara e San Ludovico da Tolosa con il manto gigliato sopra la tonaca. Nella parte centrale troviamo Santa Caterina d'Alessandria con la ruota del martirio, il capo velato che indica la condizione di donna sposata, mentre la scarpetta rossa che fuoriesce dal vestito accentua la profondità spaziale; San Pietro Apostolo, oggi centro del Trittico (che era invece originariamente a lato della Madonna come S. Francesco) con i tratti scarni, mani e piedi nodosi, più simile ad una statua che a una pittura e Santa Maria Maddalena. Merita particolare attenzione quest'ultima figura dallo sguardo ammiccante, che ha in mano un bellissimo vaso trasparente e l'araba fenice ricamata su una manica. La composizione manca di tutta la predella con Cristo e gli apostoli, come si vede in altri polittici del Crivelli, la ricostruzione dello studioso Pietro Zampetti che ha identificato quasi tutti i personaggi mancanti e la loro collocazione attuale nei musei stranieri, permette ancora oggi di godere della complessità compositiva di quest'opera (vedi ricostruzione grafica in Sala Crivelli).

Nella chiesa romanico-gotica dei SS. Giovanni Battista ed Evangelista a Monterubbiano, nella cappella della navata laterale, sono presenti affreschi che risalgono al periodo compreso fra il 1364 e il 1462, anni in cui l'edificio subisce trasformazioni architettoniche. Nello Sposalizio mistico di Santa Caterina la Madonna in trono, con una mano trattiene il Bambino in piedi sul suo grembo, con l'altra il braccio di S. Caterina sulla cui mano il Bambino sta per infilare l'anello. Sullo sfondo un drappo, motivo molto utilizzato già nel Trecento, fa riferimento alla tradizione della pittura umbro-marchigiana tardo gotica del Quattrocento, vicina alla lezione dei Salimbeni. Negli intradossi degli archi sono presenti immagini di santi e sante riconducibili per analogie estetico-formali alla scuola di fra' Marino Angeli di Santa Vittoria.

Assolutamente da consigliare, il percorso virtuale Crivelli e i Crivelleschi nella sezione marchigiana (Marche Museo Diffuso) dell'ottimo sito: Musei OnLine


Bibliografia:

P. Zampetti, Carlo Crivelli, Firenze 1986;

Itinerari crivelleschi nelle Marche, a cura di P. De Vecchi, Colonnella (TE) 1997;

Ascoli Piceno e provincia (Guide d'Italia), Touring Club Italiano 2003;

S. Papetti, Vittore Crivelli e la pittura del suo tempo nel fermano, Milano 1997.

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