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Il patrimonio ambientale

Le Marche, e anche la parte meridionale il Piceno, hanno una particolare conformazione geografica per la quale nel giro di pochissimi chilometri si passa dal Mare Adriatico ai Monti Sibillini e della Laga, che fanno parte di due Parchi Nazionali, divisi da un susseguirsi di dolci colline poste a pettine che seguono l'andamento dei fiumi.

vedutaSono proprio queste colline che caratterizzano il paesaggio che è stato sapientemente costruito dalla mano umana nel corso dei secoli.
Già i suoi primi abitanti riconosciuti storicamente, i Piceni, a partire dall'VIII-VII secolo a.C. si occuparono del disboscamento di questi territori, particolarmente favorevoli alla colture per la presenza di molti fiumi.

Anche i Romani utilizzarono queste terre nel migliore dei modi organizzate nel sistema delle villae, e suscita una certa meraviglia che gli scrittori latini citino come prelibati alcuni prodotti che ancora oggi costituiscono l'elemento caratteristico del Piceno moderno come le olive e i vini. Le mele del Piceno sono citate nelle Satire di Orazio, mentre Plinio nella Naturalis Historia, enciclopedia del tempo, parla delle pere e di una particolare uva da tavola e poi cita le olive, da buon intenditore spiega che quelle da tavola - che noi oggi chiameremmo da antipasto - sono preferibili a tutte le varietà del Mediterraneo.

vedutaGrande impulso al lavoro dei campi si deve ai Benedettini che influirono sia sulla scelta dei tipi di coltivazione, che sulla mentalità della gente, non utilizzando un sistema feudale, ma inaugurando un metodo basato sui prestiti, per cui i contadini ricevevano dai monaci gli strumenti per lavorare e i semi e godevano di una certa autonomia, quindi li ripagavano con i prodotti del raccolto. Una lezione di libertà e di imprenditorialità ante litteram, mai dimenticata dalla popolazione locale, se proprio nelle Marche nei secoli XVIII e XIX verrà sperimentata la mezzadria, alla base delle ricchezza di queste zone, che ha lasciato la connotazione definitiva al paesaggio attuale.

Fa sempre un certo effetto, anche quando si passa in autostrada, vedere le colline coltivate, interrotte solo dalle case coloniche dei contadini e dalle ville dei proprietari, costruite fra il Settecento e l'Ottocento per controllare il lavoro dei campi, grazie proprio alle rendite agricole, ma usate molto più spesso per la villeggiatura estiva, dove i giardini di non grandi dimensioni non sono che l'anticamera al vero giardino costituito dai campi coltivati.

E proprio nell'ultimo secolo i frutticoltori hanno tolto spazio ai cereali, risorsa principale dei tempi passati, gli ortaggi hanno sostituito gli agrumeti (di cui siamo debitori agli Arabi che li avevano importati insieme al gelso) e sulle pendici collinari al posto delle alberate vengono messi i vitigni, una disposizione che ancora oggi trova riscontro nella realtà, a parte le case coloniche prima abbandonate e oggi ristrutturate come nuova forma abitativa di lusso per italiani e stranieri.

vedutaNon è cambiato inoltre l'attaccamento degli abitanti alla propria terra che ha permesso alle città di non diventare degli immensi agglomerati urbani e di mantenere proporzioni a misura umana, pur avendo avuto un forte sviluppo industriale. Una formula che è risultata vincente dal punto di vista economico ma anche umano, visto che i marchigiani sono ritenuti persone di grande equilibrio e questo lo debbono molto all'ambiente che li circonda.

La presenza umana continua e diffusa capillarmente con le coltivazioni che creano questo paesaggio ordinato rimane un elemento di fondamentale importanza, sia per i preziosi prodotti della terra, ma anche per assicurare la tenuta di un territorio delicato, in quanto costituito in molte parti da un terreno collinare o argilloso.

OffidaOffida che si trova a cavallo tra la vallata del Tronto e la Val Tesino, dove è invece Ripatransone, gode dei benefici effetti dell'aria di mare che arriva da est, creando un clima ideale per la vegetazione e per la crescita dei vitigni. Offida, Ripatransone insieme ad Acquaviva costituiscono una sorta di triangolo d'oro per la coltivazione della vite e la produzione del vino rendendo famosa questa zona.

I vini di origine controllata come il Falerio dei Colli Ascolani, il Rosso Piceno Superiore a cui si è unito recentemente il nuovo Offida doc, hanno alla base proprio l'uva prodotta in questa zona e sono il punto di forza della produzione di moltissime aziende locali che hanno visto nel corso degli anni aumentare la loro popolarità sul mercato nazionale e internazionale per qualità e numero dei vini proposti.

Particolarità della zona dal punto di vista geologico è la presenza dei calanchi intorno ad Offida fino a Castignano ed Appignano, nel versante ascolano del Monte dell'Ascensione, un dilavamento dei terreni argillosi che forma come dei burroni, che sembrano delle lunghe ferite chiare inferte alle colline in mezzo ad un panorama verdeggiante.

RipatransoneRipatransone nella Valtesino si rende particolarmente riconoscibile per la presenza di un paesaggio agrario con produzioni di qualità storicamente e culturalmente riconosciute come la viticoltura associata all'olivo

Questo comune ha ioltre un'area floro-faunistica di gran pregio denominata "Selva dei Frati Cappuccini" perché faceva parte delle proprietà intorno alla chiesa dei Cappuccini, presenti dal XVI secolo fuori delle mura cittadine, dove oggi è la chiesa di Santa Croce.

Per visitarla sono stati attrezzati dei sentieri didattici, dove sono indicati i nomi delle essenze principali presenti che insieme a tabelle descrittive e cartelli permettono di arrivare fino ad un'altra zona, diventata area protetta sulla base di una Legge regionale.

Partendo dal centro di Ripatransone si possono visitare anche le chiese rurali e le fonti medievali, fino ad arrivare al parco archeologico del non lontano comune di Cupra Marittima.

I vari percorsi segnalati si possono percorrere sia a piedi che in mountain bike.

Ripatransone ha anche un Centro di Educazione Ambientale (CEA) e un Centro di Documentazione Scientifica naturale che hanno sede in un edificio realizzato negli anni Ottanta e che nel 1988 è stato intitolato allo scultore Pericle Fazzini.

Grazie ad un progetto denominato "Ecogiano" è possibile praticare l'osservazione diretta della fauna e della flora locale nella vicina Selva dei Frati, da parte di adulti e bambini.

Le specie di animali presenti nel territorio sono molte, si possono osservare la volpe, il tasso, le donnole e il riccio e poi molti uccelli tra cui la poiana, l'allocco e il gufo.

L'area presenta poi varie tipologie di bosco, con il leccio che cresce prevalentemente nella zona litoranea e poi la quercia, pianta dominante nella qualità denominata roverella (quercus pubescens), mentre un bosco di sole latifoglie con dominanza di carpino nero caratterizza la "Selva dei Frati", la zona più vicina al convento dei Cappuccini.

Montefiore dell'AsoMontefiore dell'Aso fa parte dei 19 comuni dell'Associazione Valdaso, la lunghissima valle dove le cittadine sono poste sulle colline a sinistra e a destra del fiume Aso, partendo dal mare fino ai rilievi montuosi.

La zona è famosa per la sua produzione ortofrutticola e in particolare delle pesche, non solo per la bontà del frutto ma anche per il meraviglioso spettacolo naturale che si presenta alla vista a primavera, quando l'intera vallata si tinge di rosa per i fiori che ricoprono gli alberi.

Anche grazie a questo favorevole microclima sono molte le aziende agrarie che hanno scelto la via della sperimentazione e dell'agricoltura biologica.

Come curiosità geologica si incontrano nel territorio di questo comune delle grotte naturali, che nel periodo romano furono usate come colombari e che nella toponomastica locale sono indicati come "li grotti".

Il centro cittadino pur essendo circondato dal verde circostante non ha rinunciato ad un proprio parco "De Vecchis", luogo ameno soprattutto nel periodo estivo quando si anima della presenza di giovani e meno giovani.

Da qui si può partire per una serie di escursioni segnalate con una rete sentieristica di media difficoltà, inaugurata nel 1997 insieme ai comuni di Campofilone e Massignano con il nome di "Sentieri possibili tra dolci colline".

Il successo dell'iniziativa che collegava il centro storico con un antico lavatoio, con le chiese rurali e aree di notevole pregio ambientale ha spinto ad estendere questa rete ad altri 7 comuni: Grottazzolina, Monte Giberto, Monterubbiano, Monte Vidon Combatte, Moresco, Petritoli, Ponzano di Fermo per un totale di 15 Km di rete sentieristica.

Segnalati da cartelli e da dettagliate cartine ciascuno può scegliere il percorso che più lo rappresenta e lo interessa o dal punto di vista naturalistico, o anche dal punto di vista storico-artistico.

MonterubbianoMonterubbiano, collocato sulla Valdaso, presenta aspetti comuni a quelli di Montefiore.

Nonostante la zona sia molto abitata la vegetazione è molto diffusa e si differenzia a seconda delle zone con la presenza dei lecci e degli olmi, e poi dei cespugli di ginestra, come quelli cantati dal Leopardi, e di biancospini e poi le immancabili querce, alcune delle quali isolate e centenarie sono state censite e risultano protette dalla Guardia forestale

Nella zona della vallata primeggiano la produzione di ortaggi, molti generi di verdure, oltre al finocchio bianco e a primavera si trovano lattuga e piselli, taccole e fave, e d'estate fagiolini e pomodori e zucchine, mentre la produzione della frutta che ha raggiunto livelli qualitativi eccezionali, riconosciuti a livello nazionale, comprende soprattutto la produzione di pesche, ma anche di pere, albicocche e susine.

Monterubbiano - Giargini G. LeopardiIn città esiste un giardino pubblico intitolato a Giacomo Leopardi, noto però come Parco di S. Rocco per la presenza di una chiesa edificata nel 1527 dalla popolazione e dal Comune per un voto al santo che li aveva salvati dalla terribile epidemia; si tratta di quei santuari ad pestem che spesso erano edificati in pochissimi giorni, di cui si trovano vari esempi nel Piceno e altrove.

Il progetto di questo giardino all'italiana fu realizzato nel 1872 da Luca Galli, uno dei realizzatori del teatro Vincenzo Pagani e del cimitero monumentale di Monterubbiano. Costruito su più livelli presenta specie caratteristiche di questi luoghi: lecci, pini marittimi, cipressi, querce e siepi di alloro.

Anche a Monterubbiano, come a Ripatransone, è stato aperto un Centro di Educazione Ambientale (CEA) nel complesso conventuale di S. Francesco, nell'ala posta ad est.

La chiesa è destinata a centro congressi, mentre l'ala nord è stata ristrutturata per ospitare il Museo Archeologico.

Il centro che si propone di essere una sede stabile per l'osservazione e lo studio del territorio ha come prossimo obiettivo la creazione di un giardino officinale e di alberi da frutto, per ricordare l'uso che veniva fatto dell'orto nei conventi, tanto che questo spazio aveva nel Medioevo anche un profondo significato simbolico (hortus conclusus), ma soprattutto per educare le nuove generazioni alla conoscenza delle piante e della natura.


Bibliografia:

M. Dean, "Il quadro geologico ambientale" in Le Marche, a cura di S. Anselmi (Storia d’Italia. Le regioni dall’Unità ad oggi), Torino 1987;

B. Egidi, "Il quadro biogeografico. Uno spazio dell’uomo" in AA.VV., Guide al Piceno. Civiltà eterritorio, Ripatransone 1994, pp. 11-17;

Luigi Rossi, "Un paesaggio ben costruito" in Guida della Provincia di Ascoli Piceno, Ascoli Piceno 1999, pp. 12-27

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