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Il patrimonio architettonico

La struttura urbana dei centri piceni offre una griglia di variabili formali di straordinario interesse per comprendere lo sviluppo cronologico dei vari complessi architettonici.

Con la disgregazione del cosiddetto "mondo antico" la cultura dell'occidente latino cambia volto1, la propagazione inoltre degli ideali cristiani crea le basi di una nuova realtà politico-amministrativa supportata dagli insediamenti dei monaci benedettini che attraverso i monasteria2 propongono un modello di vita comunitaria decisivo per l'evoluzione economico-sociale della regione. Intorno all'edificio sacro si allargano progressivamente le terre coltivate, si costruiscono mulini, si eseguono opere di canalizzazione, in altri termini avviene una lenta opera di ricostruzione del paesaggio agricolo.

Offida - Santa Maria della RoccaLa chiesa di Santa Maria della Rocca3 ad Offida è una delle tante testimonianze tangibili sul territorio di una nuova percezione dello spazio che si proietta su due livelli a loro volta costituiti da due aule sovrapposte ma perfettamente coincidenti. Elementi architettonici caratterizzanti risultano essere la lucida successione ritmica delle lesene, la coronatura ad archetti pensili (più un ornato plastico che un sistema di sostegno portante), l'articolato complesso absidale a pianta poligonale sul quale si apre il portale in travertino usato per accedere alla cripta, ambiente ipogeo costituito da tre navate che diventano cinque nella crociera scandita da basse colonne in laterizio. La chiesa superiore, con pianta a croce latina, ha un breve transetto e copertura a capriate. Nella zona absidale esagonale si dipartono lungo le nervature appositi rinforzi detti costoloni4. Pur conservando quasi tutti i caratteri stilistici il complesso in esame è mutilo in quanto la zona residenziale conventuale è andata distrutta nel XVIII secolo.

Monterubbiano - Chiesa dei SS. Giovanni Battista ed EvangelistaA Ripatransone la chiesa di San Michele Arcangelo, pur avendo subito trasformazioni successive, mantiene un portale romanico-gotico in arenaria e pietra d'istria collocato nella facciata in laterizi. Monterubbiano offre numerosi esempi tra i quali la chiesa in pietra e mattoni dei SS. Giovanni Battista ed Evangelista costruita, come riporta l'iscrizione sull'architrave del portale laterale, nel 1238; la pieve dei SS. Stefano e Vincenzo che presumibilmente risale all'anno 1020 con nuda facciata sovrastata da un trecentesco campanile quadrato aperto da bifore, l'interno a tre navate è scandito da colonnine in laterizio. La costruzione della priorale di Santa Maria dell'Olmo si colloca intorno al IX-X secolo, anche se l'interno risulta essere stato ristrutturato in stile neoclassico, mantiene la cripta sotto il presbiterio con volte sostenute da archi a tutto sesto e colonne con capitelli in arenaria.

Con la rivoluzione dell'incastellamento la Marchia diventa un fitto reticolo di borghi fortificati. Tali strutture a carattere difensivo sono legate non solo alle vicende storiche ma soprattutto alla particolare conformazione orografica. Si crea pertanto, un indissolubile rapporto tra architettura e paesaggio tanto che il manufatto non può non assumere un valore ambientale eccezionale.

Monterubbiano offre il risultato ottenuto dalle trasformazioni di nuclei castellani di origine integrati alla logica di crescita urbana. La cinta muraria delimita ancora oggi numerosi tratti del perimetro della città, l'andamento è vario e solo verso nord-est mantiene un breve settore rettilineo. Le torri, in parte modificate in parte conservate, presentano strutture varie (poligonale, circolare, quadrilatera), alcune hanno subito trasformazioni ad uso residenziale generando la tipologia della casa-torre con prospetti di forte verticalità.

Ripatransone è un chiaro documento visibile di come le strutture difensive connotino le epoche storiche che vanno dal Medioevo al Rinascimento.
Ripatransone - Scorcio delle muraDalla cinta di origine comunale collocata nella parte più interna con tratti murari privi di scarpa e una torre a base quadrata si giunge a quella quattrocentesca che si sviluppa sostanzialmente nel settore nord. Un terzo tracciato è orientato a valle rispetto all'attuale circonvallazione e rappresenta un ampliamento delle difese urbane.
Tra le numerose porte quella di Monte Antico orientata a meridione è provvista di fornice a sesto acuto con coronamento merlato originario. La torre disponeva anche di una saracinesca disposta verso l'interno dell'androne, oggi è visibile solo parte della sede di scorrimento.

Montefiore - Porta SolestàMontefiore dell'Aso ha un circuito murario ellissoidale, il fronte che presenta meno interventi è quello settentrionale in quanto protetto naturalmente da un forte scoscendimento. Anche questo circuito è intervallato da porte e torri come Porta Dritta o da Sole o Aspramonte con fornice a sesto acuto all'interno del quale desta curiosità un anomalo incasso longitudinale5. Il Torrione S. Angelo rientra nelle tipologie delle torri rompitratta, il riuso abitativo ha ingentilito le bombardiere orientate e le feritoie della precedente fortificazione.

Infine la "rocca" di Offida ha un impianto quadrilatero non continuo perchè interrotto dall'intervento dell'Ospedale e scandito da torrioni angolari cilindrici. L'autore Bartolomeo Lucchini si basa sul progetto di Baccio Pontelli, architetto fiorentino attivo nelle Marche6. Pur essendo compromessa una lettura globale si evidenziano caratteristiche di sostanziale omogeneità esecutiva.

Monterubbiano - Palazzo Calzecchi-OnestiI modelli rinascimentali stentano ad affermarsi nei centri che costellano Ascoli Piceno e Fermo, spesso vengono riproposte tipologie medievali su cui si innestano solo parzialmente motivi decorativi tipici del Cinquecento. Timidi esempi di questa nuova fase storica sono ancora percepibili nel palazzo comunale di Offida dove il compatto volume trecentesco originario è stato alleggerito con l'aggiunta del portico e della soprastante loggetta. Un'analisi attenta però, degli spazi urbani permette di individuare il patrimonio immobiliare del un nuovo ceto dirigente che acquista visibilità attraverso la costruzione di palazzi. A Monterubbiano il Palazzo Calzecchi-Onesti segna il limite del ghetto ebraico ed esalta con la sua classica monumentalità la piazza dove si affaccia il limitrofo comune. Costruito tra il 1553 e il 1562 presenta un impianto solido ed elegante dove l'ideale rigorismo per le simmetrie si alterna a moduli plastici dal forte valore chiaroscurale. Sul pianterreno si aprono quattro finestre contornate da bugnato a ventaglio mentre le cinque superiori sono delimitate da cornici architravate.

Montefiore - Chiesa di San Filippo NeriPiù numerose invece risultano essere le commissioni degli ordini religiosi sorti dopo la Controriforma. Particolarmente solleciti sono i Filippini che lasciano numerose testimonianze. A Montefiore dell'Aso nel 1762 si rinnova la chiesa di Santa Maria del Monte7 che viene dedicata a San Filippo Neri8. L'attuale pianta a croce latina risale al XVIII secolo, strutturata con tre cappelle laterali comunicanti, breve transetto e abside semicircolare, è coperta a volta e a crociera. La facciata a due ordini sovrapposti è ritmata da paraste e ingentilita da elementi laterali curvilinei. Le modanature intro-estroflesse, le decorazioni a stucco nei medaglioni dei sottarchi e l'effetto cromatico dei materiali usati richiamano il ricco repertorio dell'architettura barocca. A Ripatransone i Padri della Congregazione dell'Oratorio fanno erigere negli anni 1680-1722 la Chiesa di San Filippo. Nata su progetto dell'architetto romano Francesco Massari, i lavori nel 1705 sono stati affidati al ripano Luzio Bonomi. Dominata dalla vasta cupola a catino su pennacchi e da un tamburo ottagonale9, presenta un interno a navata unica con tre cappelle per lato centinate e voltate a botte.

Con il secolo dei lumi il concetto di struttura architettonica diventa strettamente correlato alla funzionalità diventandone quasi il principio ispiratore. Pietro Maggi ad Offida progetta e realizza l'ospedale civile conferendo dignità monumentale ad un'opera destinata a svolgere una funzione di servizio sociale. L'edificio è costituito da una loggia centrale ripartita su tre ordini, ai lati si aprono ampi finestroni neoclassici su ali di muro pieno.

La migliorata agiatezza economica inoltre, spinge le autorità comunali ad attuare un vasto programma di ristrutturazione urbana altamente rappresentativo sotto il profilo sociale e culturale. Le articolate strutture effimere quindi, vengono sostituite da appositi ambienti destinati alla rappresentazione scenica. Il teatro, diffondendosi in modo capillare sul territorio piceno, acquista un primato assoluto nella nuova configurazione della piazza. Spesso viene inserito all'interno di complessi preesistenti, basti pensare al teatro Mercantini di Ripatransone o al teatro Serpente Aureo di Offida, altre volte si opta per una sistemazione autonoma proprio come nuovo elemento di decoro nell'espansione edilizia cittadina. Per quanto concerne quest'ultima tipologia il teatro Vincenzo Pagani di Monterubbiano, andando a coprire l'area del cinquecentesco "Palazzaccio", è stato realizzato proprio con l'intento di "dare lustro al paese".


  1. Le invasioni barbariche interessano non sempre direttamente il Piceno, basti pensare alla calata di Alarico culminata nella presa di Roma (410 d. C.) o alla venuta degli Eruli di Odoacre (476 d. C.) e poi degli Ostrogoti sotto Teodorico (493-526 d. C.).
  2. I monasteri, secondo la regola benedettina, devono essere unità produttive autonome, anche i cistercensi, dopo l'esperienza cluniacense, mantengono lo stesso principio.
  3. La trasformazione del luogo da fortilizio a cenobio monastico avviene nel 1047.
  4. In questo modo il peso della copertura viene incanalato e convogliato verso punti ben precisi, punti di "ricaduta" della volta.
  5. Molto probabilmente vi era inserito il sistema di accesso alla battagliera.
  6. Osimo, Jesi, nella basilica di Loreto, nella rocca di Senigallia.
  7. Chiesa che risale al 1573, eretta ai piedi del borgo, fuori dell'abitato.
  8. Nello stesso tempo viene sistemato l’attiguo Convento.
  9. Sul tamburo si aprono quattro finestroni centinati.

 

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