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Ripatransone - Notizie generali

Centro ubicato nella Val Tesino a 508 m sul livello del mare, da cui dista solo 12 Km.

Cenni storici

Ripatransone gode di una formidabile posizione geografica da cui si domina la vallata sottostante e il mare Adriatico, che accentua la sua funzione strategica. Non stupisce quindi che il sito risulti abitato sin dall'età preistorica e che poi venisse scelto dal popolo dei Piceni per la sua posizione difensiva. Molti reperti di queste due epoche sono stati rinvenuti nei lavori agricoli e sono conservati nel Museo Archeologico. In età romana faceva parte del territorio di Cupra, una delle città della V regione il "Picenum".

La forma attuale nasce però dall'unione dei quattro castelli di Agello, Roflano, Monte Antico, Capo di Monte, voluta dal vescovo di Fermo nel 1086, trasformati successivamente nei quartieri del comune nato ufficialmente nel 1205.

Già dal 1231 Ripatransone diventò possesso diretto della Chiesa e la sua inaccessibilità le fu di grande aiuto nel periodo medioevale e rinascimentale, anche quando nei violenti scontri tra Fermo ed Ascoli si alleò con gli ascolani. Nelle Costituzioni della Marca, fatte redigere dal cardinale Albornoz nel 1357 nel momento di riappropriazione del territorio marchigiano da parte dello Stato Pontificio, rientra nelle città "mediocres" (ovvero di grandezza media) con il nome di "Ripa Transonum".

La città fu violata dalle truppe del Malatesta nel 1415 e poi nel 1442 occupata e saccheggiata da quelle di Francesco Sforza che dominava a Fermo, ricacciate nel 1445, un evento straordinario per la città ritenuta inespugnabile, tanto che la data dell'allontanamento del suo esercito, il 18 gennaio giorno di S. Prisca, fu da allora ricordato come un giorno di festa.

Un'altra caduta della città nel 1515 è in relazione al passaggio dell'esercito spagnolo diretto nel Regno di Napoli che accolto amichevolmente si lasciò andare al saccheggio. A questa occasione si riferisce l'episodio di Virginia, uccisa dal padre per non farla cadere in mano al nemico, immortalato nell'Ottocento in un sipario storico del teatro, tuttora conservato.
Gli stessi soldati tornati nuovamente nel 1521 trovarono questa volta sulla loro strada una popolazione agguerrita guidata secondo la tradizione da tre donne: Bianca Bevignati de Tharolis, Angela di Zingaro e Luchina Saccoccia.

Nel 1568 furono stampati gli Statuti Comunali, ma fondamentale è la data del 1571 quando per l'importanza raggiunta in vari settori della vita cittadina il pontefice Pio V le conferì il rango di città e di diocesi.

Fu una grande occasione per la città arricchita nel Seicento dalla fondazione della Congregazione dei Padri Filippini, e dall'avvio di attività come il Monte Frumentario e il Monte di S. Monica per agevolare l'economia locale dal punto di vista finanziario. Un grosso salto di qualità anche dal punto di vista culturale che si concretizzò nel secolo successivo con la fondazione di varie Accademie e con l'attività di una eccellente tipografia, e ancora nell'Ottocento con la presenza di figure illuminate tra le quali il poeta Luigi Mercantini, autore di una delle più note e studiate poesie risorgimentali "La spigolatrici di Sapri".

Di seguito la cittadina ha vissuto tutte le vicende che hanno caratterizzato la nascita dell'Italia e i due successivi conflitti mondiali, dopo i quali ha continuato la sua operosa attività che arriva fino al presente.

Caratteristiche architettoniche ed artistiche

Non è comune trovare ancora oggi una città che abbia saputo crescere dal punto di vista architettonico lasciando quasi invariato il suo schema urbanistico originario. Èil caso di Ripatransone che conserva quasi integralmente tutta la sua cinta muraria che si può agevolmente vedere percorrendo la circonvallazione e ben tre della quattro porte principali che permettevano l'accesso ai quattro quartieri cittadini, tre delle quali portano lo stesso nome: Porta d'Agello e di Monte Antico, e Porta S. Domenico (per il quartiere di Roflano, mentre quella di Capodimonte è andata distrutta).

La città si snoda lungo un asse viario principale in direzione Sud- Nord, il Corso Vittorio Emanuele, cuore della vita cittadina, ai lati del quale si dispongono i principali edifici pubblici e privati e quelli religiosi.

Iniziando dal punto più alto di questa via incontriamo il palazzo dei marchesi Bruti Liberati (sec. XVIII), oggi sede della Banca Carifemo e la chiesa di S. Maria in Valle ricostruita in stile neoclassico su quella più antica. Dopo avere incrociato altri palazzi storici si discende quindi alla Piazza Matteotti, dove colpisce il Palazzo Massi Mauri (sec. XVIII) con una forma suggestiva a carena di nave e un balcone con ringhiera di ferro battuto con figure di uccelli, opera di una nota bottega artigiana dell'epoca, quella dell'ascolano Francesco Tartufoli. Questo manufatto fu protagonista di una storia particolare, colpito da una bomba nella Seconda Guerra mondiale, l'esplosione danneggiò il pavimento del balcone, ma la ringhiera rimase miracolosamente intatta.

Davanti una casa del Quattrocento ha un portico in laterizio sostenuto da colonne con una trabeazione in legno, una vera rarità nel panorama marchigiano e di queste zone. Proseguendo, nella Piazza Ascanio Condivi si affaccia la Cattedrale, costruita dopo l'elezione a diocesi tra il 1597 e il 1623. Ha subito varie trasformazioni tra cui quelle dell'Ottocento.
Al suo interno, ricco di opere d'arte, le tele di Orazio Gentileschi, di Simone de Magistris e un settecentesco organo del Callido.

A fianco e comunicante è il santuario detto della Madonna di S. Giovanni, costruito negli anni 1846-58 dall'architetto fermano Carducci, custodisce la statua lignea della Madonna di Loreto opera dello scultore Sebastiano Sebastiani del 1620, che nel 1683 fu trasportata con grandi onori dai fedeli a Ripatransone ed ottenne la corona d'oro concessa dal Capitolo di S. Pietro. Dal 1893 è patrona della città e dal 1988 anche della diocesi di S. Benedetto – Ripatransone - Montalto.

Continuando sempre per il corso si incontrano altri eleganti edifici in laterizio tra cui spicca il palazzo Bruni, posto ad angolo, con una loggetta e le finestre guelfe a croce, in una felice soluzione rinascimentale. Vi abitò Ascanio Condivi il primo biografo di Michelangelo. Di fronte sorge la chiesa di S. Agostino.

Ripatransone - Palazzo comunaleGiunti poi nella piazza XX Settembre siamo nel cuore cittadino, dove ogni Natale viene allestito un grande presepe con figure a grandezza naturale, con un balcone da cui si può godere la vista verso le colline circostanti e il mare.

Qui sul lato sinistro troviamo la piccola chiesa di S. Rocco, uno di quei santuari costruiti dalla città come ex voto per lo scampato pericolo della peste nel 1526 e si innalza poi il Palazzo municipale, eretto già nel XIII secolo, ma oggetto di varie ristrutturazioni nel XVII e XIX secolo che hanno portato alla forma attuale con ingresso a doppia scalinata e portale bugnato sovrastato dalla stemma comunale in pietra (il leone su 5 colli).

Nei piani superiori si trovano gli uffici del Comune e l'archivio storico comunale, il pianterreno ospita la Biblioteca Comunale e il Museo archeologico, una collezione risalente al 1877.

Ripatransone - Palazzo del PodestàSull'altro lato della piazza un gioiello cittadino il Palazzo del Podestà realizzato nel 1304 in un'epoca di transizione tra romanico e gotico, con due ali più recenti, al cui interno fu costruito nel 1790 su progetto di Pietro Maggi il Teatro Comunale intitolato al poeta risorgimentale Luigi Mercantini, ricordato anche in un monumento in facciata (1895) sotto al portico. Costituito da sette archi – quello centrale ogivale- oggi vi sono stati aperti un Bar e la Bottega del Vino per mettere in risalto un altro punto di forza cittadino il settore enogastronomico e al tempo stesso per offrire un ritrovo di cultura tradizionale.

Dietro al palazzo comunale si raggiunge passando tra case medievali un vicolo che costituisce un piccolo vanto cittadino; per la sua misura è entrato nel Guinness dei primati, si tratta infatti del vicolo più stretto d'Italia (cm 43).

Segue una piazza più grande dedicata all'eroina ripana Bianca de Tharolis, protagonista insieme ad altre due donne durante la resistenza vittoriosa all'assedio degli spagnoli nel 1521, al centro è collocato il Monumento ai Caduti della Prima Guerra mondiale e da qui si imbocca l'ultimo tratto di Corso Vittorio.

Ripatransone - Palazzo Bonomi GeraSi susseguono edifici di grande pregio, fino ad arrivare al palazzo Bonomi Gera costruito alla fine del XVII secolo e acquistato dall'artista Uno Gera che nel 1976 lo ha donato al Comune. Diventato sede della Pinacoteca Comunale, contiene preziosi quadri di Vittore Crivelli, Vincenzo Pagani e opere più recenti di Adolfo De Carolis, Arnoldo Ciarrocchi e Pericle Fazzini, ma anche esempi di ceramica rinascimentale come quella di Castelli e di porcellane; è anche sede della Gipsoteca e della collezione di opere di Uno Gera e del Museo Storico-Etnografico.
Di fronte la chiesa di S. Chiara, edificio ad una sola navata realizzato per le Clarisse tra il 1750-53 che è diventato sede del Museo di Arte Sacra e liturgica.
L'ultimo edificio su questa via principale è la chiesa di S. Maria Annunziata d'Agello, vicino all'omonima porta d'ingresso.

Tornando sui propri passi verso la Pinacoteca si scende verso la chiesa di S. Filippo, una delle ultime costruzioni monumentali di questo ordine nel territorio piceno, su progetto dell'architetto romano Francesco Massari.

Si arriva poi alla chiesa di S. Michele Arcangelo, risalente al XIII-XIV sec. con un bel portale romanico - gotico in arenaria e pietra d'istria che vanta tra le sue opere un affresco del Maestro di Loreto Aprutino del 1426, proveniente dalla chiesa della Putrella, con la Madonna e il Bambino che tiene in mano un ermellino e un altro originale della chiesa con lo stesso soggetto, ma con il Bambino che tiene un uccellino.
Di fronte la Chiesa di S. Pastore iniziata nel 1245 e ristrutturata nel XVIII secolo con soffitto a lacunari.

Ripatransone - Complesso dei GrifoniQui si trova un quartiere tardomedievale con una casa che ha un rivestimento in terracotta della seconda metà del XV secolo a cui si dà il nome di Complesso dei Grifoni e si può anche visitare il Museo del Fischietto e del Vasaio, a ricordo di questa fiorente attività artigianale.

Un po' più lontano dal centro è il complesso delle Fonti, a forma di quadrilatero, un tempo parte di una doppia cortina delle mura di fortificazione che conserva ancora le porte d'ingresso: Porta delle Fonti e Porta di Cupra, oggi riutilizzata con una struttura a gradinate con la funzione di teatro all'aperto.

Scendendo ancora più in basso si arriva a Santa Croce, la chiesa dei Cappuccini, presenti dal XVI secolo fuori delle mura cittadine, intorno alla quale si estende un'area floro-faunistica di gran pregio denominata "Selva dei Frati Cappuccini".

Risalendo nella parte settentrionale, nel quartiere di Monte Antico, troviamo i punti più panoramici della città. Il colle di S. Nicolò, con la pieve dello stesso nome, raggiunge i 508 metri e permette una visione circostante a 360 gradi con il mare fino al Conero e le Montagna dei Fiori e di Campli coronate dal massiccio del Gran Sasso. Poco più basso il colle di S. Francesco (495 m) dove fu costruita nel XIII secolo la chiesa francescana di cui rimane solo il portale in arenaria, e tra il 1938 e il 1941 l'Istituto Cardarelli che ricalca il perimetro dell'antica chiesa.

L'ex convento di S. Francesco per molti anni è stato sede dell'ospedale (1838-1992), conserva ancora il chiostro originale.

In un raggio di tre chilometri fuori della città si trovano molte chiese di grande interesse, tra cui S. Maria della Petrella sulla strada per Grottammare, le chiesa di S. Maria Maddalena, del Carmine, di S. Croce.

Altre caratteristiche

Fra le cose che più colpiscono di Ripatransone è che il rapporto percentuale tra la popolazione residente in città e quella in campagna non è quasi cambiato dall'Ottocento e si divide in parti uguali.
Questo significa che il rapporto tra la città e il suo territorio è molto stretto, un dato raro facendo un quadro statistico della realtà urbanistica italiana che si ripercuote in modo molto positivo sui suoi abitanti dandogli un grande equilibrio e rendendoli molto autonomi nell'approvvigionamento dei principali prodotti alimentari nel settore agricolo ma anche nell'allevamento, con un naturale giovamento per quanto riguarda la qualità della vita.

Ciò non toglie analizzando la storia della città antica e moderna che Ripatransone ha sempre goduto di una vivace attività culturale, un elemento che è stato sempre più incentivato negli ultimi anni e che ancora oggi è al centro della vocazione cittadina, intendendo una nozione larga di cultura che fa spazio a tutte le arti.
Non solo infatti si è investito sulla catalogazione e su un allestimento più attuale dei musei già esistenti, ma se ne sono aperti dei nuovi e si è puntato anche sulla realizzazione di molte mostre con una vocazione per l'arte contemporanea che ha portato anche alcuni artisti importanti a sceglierla come sede della propria attività o per dei soggiorni.

Si è rivolta una grande attenzione alle arti dello spettacolo con la stagione teatrale nello storico Teatro Mercantini, riaperto dopo il restauro nel 1998, con una Corale cittadina che ospita annualmente in città una rassegna internazionale e che si esibisce anche all'estero, e una stagione musicale e di opera lirica che in estate si svolge nel complesso delle Fonti.

Tutto questo senza dimenticare il rapporto continuo della città con il suo territorio così generoso di prodotti che vanno dalla produzione di olio e di vino a quella ortofrutticola e all'allevamento delle specie bovine, eredi di quella pregiata razza marchigiana le cui fiere sul colle S. Nicolò, che diventava per l'occasione Foro Boario, sono state immortalate nell'Ottocento dall'obiettivo del marchese Bruti Liberati.

Con queste premesse è stato naturale per la città aderire alle Associazioni Città del Vino e Città dell'Olio.

In quest'ottica va letta anche l'apertura della Bottega del Vino, come luogo di ritrovo culturale per incentivare e conservare la cultura tradizionale alimentare così come la diffusione delle attività artigianali del legno e della ceramica, ancora praticate.

Questi ed altri motivi legati all'ospitalità hanno portato nel 2002 al conferimento da parte del Touring Club Italiano dell'ambita Bandiera Arancione, un motivo in più per gli abitanti di Ripatransone e per i suoi amministratori per continuare sulla strada intrapresa dai propri illuminati predecessori.


Bibliografia:

Guida della Provincia di Ascoli Piceno, CAI Sezione di Ascoli Piceno, 1889 (ristampa anastatica 2003);

Guida della Provincia di Ascoli Piceno a cura di A. A. Amadio, Ascoli Piceno 2000;

Ascoli Piceno e provincia (Guide d'Italia), Touring Club Italiano 2003;

A. Giannetti, Città di Ripatransone. Guida storico-artistica, Acquaviva Picena 2003 (II ed., I ed. 1997.

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